AGGIORNAMENTO: aggiorno questo vecchio articolo inserendo il codice da utilizzare con la nuova versione di Thunderbird, la 3.0, che ha cambiato un sacco di funzioni interne e, fra le altre, anche le funzioni che gestiscono le viste delle cartelle.
Il codice per la 3.0 è migliorato rispetto a quello per la 2.0, ora sarà possibile:
impostare le viste fra cui si desidera switchare con lo shortcut;
ordinare a proprio piacimento le viste, senza seguire l’ordine seguito dalle freccine.
Questo è il codice per Thunderbird 3.0:
/ FV_mode=["all", "favorite", "smart", "unread", "recent"]; */
function goNextFolderView(modes){
FV_oo={}
for (i=0; i<modes.length; i++) FV_oo[modes[i]]=i;
if (FV_oo.hasOwnProperty(gFolderTreeView.mode)) index=FV_oo[gFolderTreeView.mode];
else index = 0;
index = (index + 1) % modes.length;
gFolderTreeView.mode = modes[index];
}
goNextFolderView(["all","favorite"]);
a
Con questo codice lo shortcut passerà in maniera ciclica dalla visualizzazione Tutte le cartelle alla visualizzazione Cartelle preferite, per modificare questo comportamento modificare questa riga del codice:
goNextFolderView(["all","favorite"]);
i nomi delle viste sono riepilogati nella riga che ho commentato, in ogni modo i valori sono questi:
all – Tutte le cartelle;
smart – Cartelle smart;
recent -Cartelle recenti;
favorite – Cartelle preferite;
unread – Cartelle non ancora lette.
i valori sono case sensitive. Se qualcuno volesse associare uno schortcut alle “freccine” di TB, il codice è questo:
gFolderTreeView.cycleMode();
per avanzare nelle viste cartella, per retrocedere utilizzare:
gFolderTreeView.cycleMode(-1);
Una delle cose più comode di Thunderbird 2.0 è la possibilità di avere quattro tipi di vista per le cartelle di posta:
Tutte le cartelle – mostra tutte le cartelle di posta;
Cartelle con messaggi non letti – mostra solo le cartelle che contengono messaggi non ancora letti;
cartelle preferite – mostra solo le cartelle marcate come preferite;
cartelle recenti – mostra solo le cartelle utilizzate di recente.
peccato però che manchi una comoda scorciatoia da tastiera per impostare la vista desiderata. Per creare una scorciatoia da tastiera per impostare la vista desiderata, usare il seguente codice e l'estensione keyconfig (che è comunque necessaria per risolvere il problema dell'accesskey W/S presente nella versione italiana)
Visto che il sottoscritto latita come scrittore, vi propongo questo ottimo articolo di @miki64 che ha voluto condividerlo sul blog. Al lettore le considerazioni del caso!
L’Unione Europea ci ha imposto, entro il 2012, il passaggio dalla TV analogica alla TV digitale e noi italiani ci stiamo esaltando per questa svolta. Ma è tutto oro quello che luccica?
I vantaggi della TV digitale terrestre sulla carta sono parecchi e la nostra persuasiva televisione non fa che ribadirceli in continuazione:
suono e immagini dovrebbero avere una qualità pari a quella dei DVD rispetto alla TV analogica;
necessità di una ampiezza di banda inferiore, per cui all’interno di una determinata banda di trasmissione sarà possibile ricevere un numero maggiore di canali televisivi;
segnale meno soggetto a disturbi;
offerta di servizi interattivi: spettatori che votano e partecipano ai programmi, che usufruiscono dei servizi interattivi predisposti dalla Pubblica Amministrazione (e-government);
nessuna spesa aggiuntiva per ricevere il segnale digitale;
per l’acquisto di decoder di tipo MHP (Multimedia Home Platform, oltre i canali gratuiti consente, dopo avere inserito l’apposita scheda, di ricevere anche quelli a pagamento) è previsto un contributo statale per chi risiede in un’area in fase di switch over (attivazione digitale terrestre a fianco dell’esistente segnale analogico) e abbia pagato il canone;
non c’è bisogno di parabola rispetto al segnale satellitare;
non serve l’intervento di un antennista;
le frequenze su cui viaggia il segnale digitale terrestre non rappresentano un pericolo per la salute;
possibilità di usufruire dei contenuti (audio o sottotitoli) in lingue diverse contemporaneamente.
Bella la teoria di chi ha interesse a venderci quello che dovrebbe essere un nostro diritto all’informazione, vero? Passiamo a guardare in faccia alla realtà.
Suono e immagini dovrebbero avere una qualità pari a quella dei DVD rispetto alla TV analogica? Falso.
Spieghiamoci meglio: le emittenti che trasmettono i programmi digitali hanno interesse a comprimere il segnale per fare entrare più canali nella stessa banda di frequenza, con conseguente e proporzionale perdita di qualità. E comunque la qualità da DVD non si può apprezzare se non si hanno i televisori di ultima generazione, quindi questo significa ulteriori spese per gli utenti.
Necessità di una ampiezza di banda inferiore, per cui all’interno di una determinata banda di trasmissione sarà possibile ricevere un numero maggiore di canali televisivi? Vero, però…
Lo abbiamo visto nel punto precedente: un maggior numero di canali televisivi significa anche un maggiore degrado del segnale di trasmissione.
Segnale meno soggetto a disturbi? Falso.
Spieghiamoci meglio: a differenza dell’analogico, dove il segnale si degrada progressivamente (nebbia, formicolio, righe e disturbi del genere) fino a scomparire del tutto, un canale digitale fino a un certa soglia di disturbo viene ricevuto bene, ma oltre tale soglia non viene ricevuto affatto!
Offerta di servizi interattivi: spettatori che votano e partecipano ai programmi, che usufruiscono dei servizi interattivi predisposti dalla Pubblica Amministrazione (e-government)? Falso.
Spieghiamoci meglio: tutto questo è ancora sulla carta. Lasciamo perdere la partecipazione interattiva ai programmi e concentriamoci sulla nostra burocratica Pubblica Amministrazione: davvero credete che sarà possibile ottenere facilmente da casa un servizio grazie alla TV? Ma se esiste Internet da una vita, ormai… e sui siti della Pubblica Amministrazione ci si scontra ancora con formati proprietari chiusi, accessibilità negata, burocrazia elefantiaca digitalizzata, inefficienza operativa e tutto il resto… come migliorerà la situazione con uno strumento così meno interattivo della TV?
Nessuna spesa aggiuntiva per ricevere il segnale digitale? Falso.
Spieghiamoci meglio: il segnale digitale non si riceve con gli attuali televisori analogici e quindi o si compra un televisore con sintonizzatore digitale integrato o si compra un decoder digitale terrestre per i vecchi televisori (e non uno per tutti i televisori posseduti, bensì uno per ogni televisore posseduto!). Ma non è finita. Con il decoder del digitale terrestre non si può registrare un programma e guardarne un altro perché ciascuna di queste operazioni richiede la presenza di un sintonizzatore digitale terrestre: uno per vedere un canale e uno per registrarne un altro. Nel caso in cui né il televisore né il videoregistratore abbiano il sintonizzatore digitale terrestre integrato, servono due decoder, uno da collegare alla TV e uno al videoregistratore. Un altro inconveniente del decoder esterno è che occupa un ingresso audio/video del televisore. Le spese aggiuntive ci sono, quindi, eccome.
Per l’acquisto di decoder di tipo MHP (Multimedia Home Platform, oltre i canali gratuiti consente, dopo avere inserito l’apposita scheda, di ricevere anche quelli a pagamento) è previsto un contributo statale per chi risiede in un’area in fase di >switch over (attivazione digitale terrestre a fianco dell’esistente segnale analogico) e abbia pagato il canone? Falso.
Spieghiamoci meglio: i requisiti per ottenerlo lo rendono di fatto o accessibile a pochi: 50 € importo del contributo (una miseria), 65 anni l’età minima per accedere al contributo e 10.000 € di reddito massimo per usufruirne. Non possiamo essere molto dettagliati per non appesantirvi nei dettagli, sappiate però che i modelli che usufruiscono del relativo contributo governativo sono introvabili e mediamente molto più costosi degli altri.
Non c’è bisogno di parabola rispetto al segnale satellitare? Vero, però…
Il segnale del satellite viene ricevuto ovunque, dato che non incontra ostacoli, mentre con le antenne terrestri del digitale questa cosa non è proprio scontata, visto che in certe zone è sufficiente una pioggia per non vedere più nulla… Se poi vogliamo dirla tutta, persino la larghezza di banda del segnale satellitare è svariate volte maggiore di quella a disposizione del segnale digitale terrestre, quindi l’offerta di canali satellitari (anche ad alta definizione) è ancora più ampia.
Non serve l’intervento di un antennista? Falso.
Spieghiamoci meglio: in alcuni casi possono essere usate nuove frequenze o il canale essere trasmesso da ripetitori posizionati in luoghi diversi. Tra questi casi, che necessitano dell’intervento di un antennista, rientrano a volte i canali RAI.
Le frequenze su cui viaggia il segnale digitale terrestre non rappresentano un pericolo per la salute? Vero.
Il digitale terrestre trasmette un maggior numero di canali ma – come detto – con una potenza minore rispetto all’analogico. Di conseguenza, diminuiscono i campi elettromagnetici emessi dalle antenne.
Possibilità di usufruire dei contenuti (audio o sottotitoli) in lingue diverse contemporaneamente? Vero.
Sulla carta, però….
Ora che abbiamo sbugiardato (o chiarito, tanto è la stessa cosa…) i 10 punti-cardine dei vantaggi del digitale terrestre, analizziamo altri problemi:
I decoder in vendita saranno tanti e di diverse tipologie:
zapper (30-70 €, sono i modelli più semplici, consentono di vedere solo i canali gratuiti del digitale terrestre);
MHP (75 – 130 €, interattivi, permettono di inserire le schede per vedere i canali a pagamento, come spiegato al punto 6 in precedenza);
alta definizione (120 – 170 €, permettono di vedere i programmi HD, ma al momento sono pochi i decoder di questo tipo in commercio);
In Italia vi sono zone non coperte dal digitale terrestre e quindi c’è il rischio che in queste zone il passaggio alla nuova tecnologia comporti la scomparsa assoluta del segnale televisivo È stata lanciata la piattaforma satellitare Tivù Sat, impiegata da RAI, Mediaset e Telecom a partire dal 1° agosto 2009. I canali RaiSat non sono più visibili con il decoder Sky e c’è stato l’oscuramento dei canali generalisti (il che rappresenta una palese lesione del contratto di servizio pubblico). Se, come si paventa, la RAI togliesse anche RaiUno, RaiDue e RaiTre dalla piattaforma Sky, a farne le spese sarebbe il consumatore, costretto ad acquistare un ulteriore decoder per poter vedere tutti i canali;
anche il posto assegnato sul telecomando è un problema. Se con il decoder si riescono a sintonizzare i canali, la numerazione è spesso casuale e cambia di continuo. Un caos, insomma, tanto che si è ipotizzato che nella numerazione progressiva si dovrà scegliere tra due criteri, l’audience (prima le emittenti con più ascolti e ultime quelle con meno) e il numero dei dipendenti (prima le emittenti con più dipendenti e ultime quelle con meno).
L’attrice comica Luciana Littizzetto è stata esplicita nel salutare ironicamente l’avvento delle nuova tecnologia:« Il digitale terrestre è quella roba che, pagando, ti consente di vedere male la televisione che prima vedevi bene, gratis ».
>Cosa accadrà alle TV locali?
Ultimo segnale di allarme è che le piccole emittenti, quelle che rappresentano le piccole realtà locali, stanno ora scomparendo, dopo essere state il vessillo delle TV libere.
Parliamo di dati reali e non di aria fritta:
- in Sardegna (prima regione ad avere completamente abbandonato il segnale analogico) i piccoli canali come Cinque stelle, Tcs e Videolina hanno perso rispettivamente il 63%, il 44,8% e il 20% degli ascolti.
- In Piemonte, le emittenti Rete 7, Telecupole, Quarta Rete, hanno perso rispettivamente il 53,1%, il 39,7% e il 35,6% degli ascolti.
- Ah, non abbiamo i dati del Lazio perché il passaggio c’è stato di recente (lunedì 16 novembre), ma appena è stato toccato dal problema della pessima (o nulla) ricezione l’area di Palazzo Chigi, il caso è diventato nazionale, ne ha parlato persino il GR1, suggerendo questo: Può essere necessario cambiare la selezione del Paese scegliendo per esempio Germania invece che Italia. Il motivo? Certi decoder hanno la sintonizzazione automatica, altri, nella fase iniziale, vanno resettati di continuo altrimenti registrano più frequenze di quante possano contenerne, per altri ancora bisogna procedere manualmente. Non tutti gli utenti hanno confidenza con i menu d’installazione.
Ma torniamo alle TV locali.
Attualmente le TV locali sono circa 550: si calcola che ne rimarranno 100 e quindi 450 TV locali spariranno per sempre, con gravi ripercussioni sull’occupazione diretta (tecnici, giornalisti, annunciatrici, presentatori, eccetera) e indiretta (collaboratori vari, pubblicisti, piccoli inserzionisti, eccetera). Se facciamo una ipotesi (ottimista!) di 50 persone occupate (direttamente e indirettamente) in ciascuna piccola emittente, i dati finali sono spaventosi: 450 TV sparite significa 90.000 bocche da sfamare!
I responsabili di questo grosso problema sono coloro che non si sono resi conto che il digitale terrestre non è il sistema più adatto e tecnologicamente più avanzato per un paese dall’orografia complessa come l’Italia. Il digitale terrestre è soltanto il sistema (fumo negli occhi) che consente a RAI e Mediaset (proprietari dei sistemi di distribuzione.. ah, vi dice niente il fatto che Paolo Berlusconi – fratello del Presidente del Consiglio – abbia quote rilevanti nelle aziende che producono i decoder?) di conservare la supremazia nella piattaforma terrestre, nell’attesa di passare progressivamente al satellite.
Se proprio dovevano digitalizzare qualcosa, dovevano portare l’utilissima ADSL in tutti i paesi d’Italia, quello sì.
Ma una voce fuori dal coro (quella che state leggendo) che denuncia questa Delusione Truffaldina sul web è difficile da fermare, mentre sul DT (Digitale Terrestre) manco ci arriva, quindi W il Digitale Terrestre!
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