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Bari (e imbroglioni) per una truffa di lavoro… ma non vogliono soldi o sesso!

Oggi parliamo velocemente di una truffa che stava per coinvolgere una mia amica.
Una truffa ben congegnata, bisogna ammetterlo, il cui fine non è però immediatamente chiaro.
A differenza della truffa del “lavoro da sogno” in un albergo dell’Inghilterra, il truffatore non ha messo il suo annuncio su tanti motori di ricerca italiani dedicati al lavoro ma su un solo sito, per di più con una certa notorietà in ambito locale (città di Bari, ecco spiegato il titolo).
Inoltre il truffatore rinuncia ad un nome aziendale altisonante (e quindi poco verosimile per le modalità di ricerca del personale) e coinvolge un’azienda locale che non offre particolari – e troppo belli per essere veri – benefit, ma semplicemente un miraggio di questi tempi: un paio di posti di lavoro (non un solo, quindi) con un contratto a tempo indeterminato senza limiti di età!
Ma ecco il testo dell’annuncio.

Cercasi Segretario/a

DETTAGLI
Azienda: Centro Medico San Luca Contratto: tempo indeterminato
Disponibilità: turni Comune: Bari

DESCRIZIONE
Il Centro Medico San Luca cerca posti come segretario e/o segretaria da inserire nella sala accoglienza della nostra clinica.

I candidati scelti verranno affiancati a colleghi più esperti i quali mostreranno loro il funzionamento della struttura e le ubicazioni dei reparti.

Il personale da noi richiesto deve offire queste semplici caratteristiche:
– Conoscenza del pacchetto Office , principalmente dei Programmi Word ed Excel
– Conoscenza discreta della lingua Inglese, il personale dovrà affrontare discorsi e prenotazioni da clienti provenienti da vari paesi del mondo.
– Ottime capacità eloquenti e disponibilità ad essere in continuo contatto con una moltitudine di persone

Il presente annuncio é rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.

Come si può notare, l’italiano scritto dell’annuncio è abbastanza buono e un paio di errori (quella “é” con l’accento acuto e quell’“offire” su tutti, oltre ad alcune maiuscole sbagliate) ci possono anche stare.

Dopo avere risposto all’annuncio, però, arriva la conferma della truffa. Ecco qui il convincente ma subdolo testo delle richieste di un sedicente Responsabile Marketing e Formazione.

ATTENZIONE, QUESTO E’ UN MESSAGGIO AUTOMATICO! PREGO I GENTILI COLLOQUIANTI NEL LEGGERE ATTENTAMENTE TUTTO IL TESTO ISTRUTTIVO!

Gentilissimi/e signori/e,
siamo davvero lieti che in tanti abbiate risposto ai nostri annunci di assunzione. Vista dunque l’ingente quantità di e-mail recapitataci, siamo costretti ad usare questa e-mail di appoggio per gestire le numerosissime richieste. Procederemo dunque ad esaminare SOLAMENTE le richieste munite di:

1) Curriculum Vitae unicamente nei formati (.pdf .doc) al fine di accertare le caratteristiche personali e professionali presentate negli annunci. E’ fondamentale che il curriculum venga consegnato nei formati su descritti: altri formati NON RISULTANO REGOLAMENTARI, e quindi saranno ignorati.

2) Fronte-retro MEDIANTE FOTO IN ALTA QUALITA’ chiaramente visibile di DUE ( vanno bene patente, carta d’identità, passaporto) DOCUMENTI DI IDENTITA’ CON ANNESSA TESSERA SANITARIA O CODICE FISCALE, più Vostro autoscatto in cui teniate in mano il vostro documento. E’ critico che sia BEN VISIBILE il Vostro volto, così da poterlo confrontare con la foto presente sul Vostro documento.
NON EFFETTUARE SCANSIONI DEI VOSTRI DOCUMENTI, ESSA SARA’ EVENTUALMENTE RICHIESTA IN SEDE DI COLLOQUIO FINALE. LIMITARSI A SCATTARE FOTO A COLORI IN ALTA QUALITA’ DI TUTTO QUELLO RICHIESTO.
Questa fase è critica, poichè tramite di essa possiamo discernere le richieste reali da quelle fittizie, e le persone DAVVERO INTERESSATE dai cosiddetti “perditempo”. Inoltre, per obbligo di legge, siamo obbligati a identificarvi per effettuare una scrematura delle proposte ricevute, contabilizzando i Vostri dati secondo il D.Leg indicato in calce, in materia della gestione dei dati personali per finalità di colloquio o selezione.
QUALSIASI TIPO DI CANDIDATURA CHE NON CONTENGA TUTTE LE VERIFICHE NECESSARIE, O CHE CONTENGA VERIFICHE DI BASSA QUALITA’, VERRA’ CESTINATA.
Esempio di invio:
·0 Foto alta qualità del fronte della patente + foto alta qualità del fronte della carta d’identità
·1 Foto alta qualità del retro della patente + foto alta qualità del retro della carta d’identità
·2 Foto alta qualità del fronte della tessera sanitaria/codice fiscale + foto alta qualità del retro della tessera sanitaria/codice fiscale
·3 Foto alta qualità di Voi con il vostro documento. Deve essere visibile sia il Vostro volto, che il vostro documento.

3) Recapito telefonico in modo da poter essere contattati agevolmente, e recapito telematico di preferenza per contatti rapidi, e/o conferme di inserimento in lista per i colloqui.

La scrematura su descritta è necessaria per distinguere le persone realmente interessate dalle tante richieste a noi sottoposte. Una volta ricevute le informazioni su scritte, esse saranno analizzate, e i candidati riflettenti i requisiti ricercati dalla nostra azienda saranno prontamente contattati per discutere delle modalità di colloquio presso la sede di possibile assegnazione (facciamo notare che lo studio medico San Luca possiede 2 sedi in tutta Bari).

Nel caso una delle tre fasi su citate NON venga rispettata a pieno, la candidatura di Vs. riferimento verrà cestinata.
Prego i candidati di indicare nell’oggetto della e-mail recante CV e verifica d’identità, l’oggetto “DATI ASSUNZIONE ” in modo da facilitare la ricerca delle stesse al nostro personale addetto alla verifica.

Ovviamente, Vi informiamo che i Vs. dati personali forniti volontariamente mediante il Vs. curriculum vitae e i Vs. documenti d’identità, saranno trattati dalla SAN LUCA S.r.l. titolare del trattamento con modalità manuali ed elettroniche al solo fine di valutare una Vs. possibile candidatura nel rispetto dei principi di sicurezza e riservatezza sanciti dal D. Lgs. 196/2003.
Inoltre, Ai sensi dell’art. 29 del D. Lgs. 196/2003,
il Responsabile del trattamento dei dati è il Responsabile Marketing e Formazione della società SAN LUCA S.r.l Andrea Forte
Rimane Vs. libera prerogativa esercitare i diritti contemplati dall’art. 7 del D. Lgs. 196/2003 contattandoci ai riferimenti legali sopra indicati, o comodamente tramite questa e-mail.
In ultimo, invito quindi tutti i canditati, ANCHE quelli che abbiano già provveduto a inviare le informazioni suddette in un qualsiasi modo che non sia quello su descritto, ad allegarle come descritto sopra.
Si rimanda ogni dialogo alla fase post verifica. Grazie a tutti.

il Responsabile Marketing e Formazione,
Andrea Forte.

Che cos’è che non quadra?
Sembra una risposta abbastanza verosimile, visto che il Centro San Luca a Bari esiste davvero e visto che non vengono richiesti soldi per partecipare alle spese della selezione o altre giustificazioni. E neppure verrà chiesto un appuntamento con scopi sessuali alle candidate di sesso femminile poiché il fine è un altro, molto più infido.
Stavolta non insospettisce neppure l’indirizzo email dal quale parte questa richiesta, cioè centromedico_sanluca@libero.it , visto che il vero Centro San Luca si appoggia a una casella di Gmail e non ne ha una con il proprio dominio.

Tralasciando i numerosi errori ortografici nel documento (il truffatore dovrebbe assumere me per farla franca in questo ambito…), al punto 1 viene richiesto un curriculum vitae in un paio di determinati formati mentre al punto 3 viene richiesto un recapito telefonico… strano, perché chi ha già inviato la domanda di lavoro dovrebbe avere già inviato entrambi… ma sorvoliamo…
Queste due richieste sono lì per rendere più credibile la richiesta numero 2, cioè quella di fornire i propri documenti di riconoscimento e il proprio tesserino sanitario/codice fiscale.

Orbene, il fine della truffa è tutto lì, ottenere dei documenti di riconoscimento (fronte/retro) di alta qualità. Occorre notare come il truffatore ci tenga particolarmente proprio ai documenti dei candidati, altro che “scrematura delle proposte ricevute”!

Ma che cosa se ne farebbe il truffatore di questi documenti di alta qualità?
Occorre pensarci bene.
Potrebbe comperare delle SIM telefoniche intestate ai candidati con le quali perpetrare altri reati.
Potrebbe acquistare dei beni mobili o immobili e poi sbolognare i relativi importi ai malcapitati intestatari.
Potrebbe aprire un conto corrente bancario e riciclare denaro sporco o incassare assegni scoperti.
Potrebbe partecipare ad un’asta online e scaricare i costi ad ignari soggetti terzi.
Potrebbe fornire un’identità da incensurato a un criminale ricercato dalle forze dell’ordine tramite la semplice sostituzione delle fotografie.
Potrebbe chiedere un prestito a una società finanziaria e poi scomparire, lasciando grosse rogne agli sventurati aspiranti lavoratori.
Potrebbe chiedere dei favori particolari dei vostri amici o conoscenti, cosa che comporterebbe imbarazzanti spiegazioni con le persone coinvolte.
Il furto d’identità è una piaga che porta conseguenze gravissime, purtroppo la fantasia di questi truffatori non ha limiti.

E allora come rimediare?
Ecco alcune regole.
1) Prestare attenzione agli errori grammaticali negli annunci e nelle lettere di risposta.
2) Insospettirsi degli indirizzi di posta elettronica generici o fasulli (per i secondi, è sufficiente passare il puntatore del mouse su un link per visualizzare un indirizzo differente nel suggerimento a comparsa).
3) Mai fare clic sui link sospetti.
4) Installare un ottimo client di posta elettronica come Mozilla Thunderbird.
“E che cosa c’entra, questo programma qua?” direte voi?
Semplice. Se rispondete alle richieste del truffatore, Thunderbird evidenzierà con delle linee rosse tutti i suoi errori ortografici. Thunderbird ha poi una funzione antiphishing per quanto riguarda i link sospetti. Thunderbird ha (da una vita) un ottimo filtro antispam – lo spam è fonte di truffe. Thunderbird ha delle protezioni aggiuntive per le password di posta elettronica.
Se poi Thunderbird lo fate girare sul sistema operativo open source Linux (nelle versioni gratuite Mint, Ubuntu, Debian ,eccetera) direte finalmente basta a antivirus, firewall, deframmentatori, pulitori del registro, ottimizzatori e tutte quelle astrusità orribili del mondo Windows.
5) Tenersi alla larga dal fornire le proprie informazioni personali sui social network.
6) Diffidare degli URL accorciati.
7) Cercare su Internet, sempre, sempre, sempre, informazioni sull’annuncio se qualcosa non dovesse quadrare. Ci sono siti specializzati, forum, blog e servizi di social network e altro che offrono sempre utili informazioni su imbrogli o false notizie.
8) Telefonare all’azienda coinvolta e chiedere loro se effettivamente esiste la persona menzionata nella richiesta, se effettivamente ci sono dei posti di lavoro da occupare in quell’azienda e infine se effettivamente quello è il modus operandi per assumere le persone in quell’azienda…
9) Pubblicizzare a più non posso il tentativo di truffa appena lo si viene a scoprire. Visto che esistono quelle porcherie di social network, che almeno servissero a qualcosa (vedere “Lavoro anomalo” su Facebook, ad esempio)!

Che pacchia lavorare nei Carabinieri, in Telecom o alla RAI!

[ExtenZelig] Complice un’inattività forzata, sono costretto da un po’ di tempo a seguire la fiction “Don Matteo” in streaming, proprio io che non guardo mai la televisione da una vita.
Se dovessimo credere a tutto quello che questo glorioso telefilm – ormai ridotto ad una macchietta di se stesso – presenta, allora avere un posto di lavoro nei Carabinieri o in TIM/Telecom (a proposito, manco hanno aggiornato il logo questi sfaticati della RAI!) significherebbe fregarsi uno stipendio senza fare nulla ogni santo giorno di lavoro!
Infatti, avete avuto un posto di lavoro nei Carabinieri?
Sappiate allora che:
– se sarete impiegati nel ramo investigativo potrete dormire tra quattro cuscini perché tanto ci penserà un parroco in bicicletta a scovare i colpevoli per voi;
– se sarete addetti agli arresti o ai fermi dei sospettati, non faticherete mai più di tanto perché il primo sospettato è sempre innocente (ma spesso pure il secondo). E comunque i Carabinieri hanno Ghisoni che arresta le persone, un vero professionista delle manette più del Manetta di Basettoni!
– se sarete assunti come autisti, potete pure prendervela con comodo: la vostra Alfa Romeo verrà puntualmente surclassata da un sacerdote settantenne in bicicletta;
– se lavorerete in ufficio in realtà non lavorerete perché dalla mattina alla sera sarete impegnati in partite a scacchi o in equivoci e scambi di persona, nulla di particolarmente impegnativo, insomma;
– se lavorerete al terminale di un PC avrete sempre il salvaschermo attivo (ergo: non farete nulla come gli altri perché tanto il PC lo sa usare solo il nipote raccomandato del Maresciallo);
– se siete il nipote raccomandato del Maresciallo non farete granché oltre a sopportare le mattane di vostro zio ed a prendervi una montagna di antidolorifici per la vostra faccia percossa quotidianamente. Dovrete però saper parlare in maniera forbita e burocratica;
– se siete una femminuccia, vi arruoleranno e non si sa bene che cosa vi faranno fare nell’Arma: vi si vedrà praticamente solo su una piazza cittadina davanti ai piantoni o all’interno dell’ufficio del Capitano pronte a cadere negli equivoci di uno zio ficcanaso;
– se diventerete Maresciallo sarà uno spasso perché potrete torturare con le vostre fandonie il vostro diretto superiore che sarà pure vostro genero (doppia punizione… ah ah ah!). Potreste ficcare il naso dappertutto, equivocare su tutto quello che farete (o meglio, che non farete), perdere puntualmente le partite a scacchi contro un sacerdote che è sempre primo in tutto (ma finirà ultimo come vuole la Bibbia… non l’ho scritta io, eh?), potrete cambiare casa come si cambia una maglietta ma la vostra magione chissà perché sarà sempre con le porte spalancate oppure sarà occupata perennemente da nipoti e parenti siculo-pugliesi, potrete essere maldestri e imbranati finché vorrete poiché tanto le castagne dal fuoco ve le toglierà un sacerdote dal cervello fino (e dalla bicicletta indistruttibile, vedere dopo) e le colpe le pagheranno sempre i vostri colleghi di caserma, infine farete i ruffiani a vita senza rischiare mai nulla. Purtroppo se diventerete Marescialli non vi accorgerete mai che vi hanno sostituito la figlia minore per ben due volte, ma questo è l’unico aspetto triste della faccenda…
– se diventerete Capitano farete semplicemente una bella vita. Vi risolveranno i casi più spinosi senza che voi ne sappiate nulla, vi ronzeranno attorno le maestre di vostra figlia, le figlie (e le nipoti) del vostro Maresciallo, i Pubblici Ministeri (se sono femmine) o le loro compagne (se i Pubblici Ministeri sono maschi)…. insomma, una vera pacchia sessuale se non fosse che il rischio più grande è quello di rimbecillire dietro i soliti equivoci provocati da un maldestro e ruffiano Maresciallo (avete voluto il prete in bicicletta? E adesso fatelo pedalare!)

Se non volete arruolarvi, però, non preoccupatevi: per voi c’è sempre la possibilità di lavorare in Telecom sempre senza fare un cavolo da mane a meriggio.
Se seguite la fiction, infatti, scoprirete che in TIM:
– si va tutto il giorno a gironzolare con la Panda rossa, sorridendo alla gente perché si è pagati per non fare niente (ecco perché la mia ADSL fa schifo: e lavorate! Maledetti!);
– vi potete permettere di stabilire voi gli orari e le competenze di lavoro anche se il papà Maresciallo dei Carabinieri non vi ha raccomandato (e comunque non è vostro padre: Assuntina nelle prime 8 serie era diversa e quest’anno è ugualmente diversa da quella dell’anno scorso!);
– vi sarà possibile aiutare il parroco di una canonica di pazzi nelle sue indagini invece di bussare casa per casa e cercare i doppini marciti che non mi fanno navigare bene con Internet (maledetti al cubo!);
– non farete un cavolo anche voi dalla mattina alla sera senza neppure essere un rappresentante sindacale! (Maledetti all’ennesima potenza, possibile che l’UNICO rappresentante sindacale Telecom in Italia che capisce qualcosa del suo lavoro – si chiama Maurizio, è un tecnico coscienzioso e non è un lavativo – lo fanno lavorare in Piemonte e non da me in Puglia?)
– anche a casa vostra, comunque, non si saprà mai le porte perché sono sempre aperte e come mai uno vive nella casa dell’altro quando invece la case sono separate.

Ma se non volete arruolarvi nei Carabineri o farvi assumere in TIM perché qualcosa te la fanno fare comunque, non preoccupatevi: per voi c’è sempre la possibilità di lavorare in RAI, ovviamente sempre senza fare un cavolo dall’alba al tramonto.
Se seguite la fiction, infatti, scoprirete che in RAI è possibile scrivere degli sceneggiati con i piedi, nei quali (sceneggiati, non piedi) è possibile:
– che il 98% degli omicidi in Italia avviene a Gubbio o a Spoleto, vere culle della criminalità più incallita;
– far resuscitare sempre e comunque la vittima che è in coma;
– provocare un omicidio sicuro con una semplice spinta (non so come mai quelli della mia generazione non si trovano tutti o al camposanto o in gattabuia);
– applicare la “spending review” alla cavolo di cane, lasciando a casa la bella e dolce Patrizia Cecchini per poi scritturare una pseudoattrice costosa e ignobile come Belèn Rodriguez;
– tagliare i costi facendo fuori Assuntina dopo 8 serie e mettendone altre due al suo posto nelle serie successive (manco la moglie del Maresciallo Cecchini s’è accorta dello scambio! E poi dicono che le mamme riconoscerebbero i figli a miglia e miglia di distanza tra un migliaio di cloni!);
– far sì che le figlie di una ragazza madre ospitata in canonica e le figlie di un Capitano ospitato dai suoceri (o è il contrario? Tanto con le case non si capisce nulla, poster compresi!) crescano a vista d’occhio: quest’anno una dovrebbe avere 6 anni e l’altra 2 o 3, invece sono già belle grandicelle… temo che nella prossima puntata la RAI le farà fuori (come ha fatto con Patrizia) se solo si azzardano a chiedere un compenso maggiore per comprarsi un sacchetto di caramelle in più e al loro posto metteranno due maggiorenni (e maggiorate, visto che ci sono);
– far cantare i gioiosi uccelli in cielo anche in pieno inverno o anche all’interno di una cantina buia;
– far scovare i colpevoli di un tentato omicidio al parroco del paese ma poi dimenticarsi per ben due episodi di farli arrestare dai sopraggiunti Carabinieri in Alfa;
– far frequentare ai propri figli un istituto superiore in cui una preside ha fatto un lifting terrificante che le ha trasformato la faccia peggio di un canotto obeso;
– dotare l’investigatore con la tonaca di una bicicletta indistruttibile visto che al termine della corsa la sbatte impietosamente e violentemente contro i muri di prigione e di ospedali e la bicicletta non fa una piega;
– mettere su qualsiasi superficie orizzontale della canonica alcuni cesti di frutta talmente abbondante che la domanda ovvia è: hanno risparmiato sul compenso di Patrizia per pagare i debiti con l’ortolano? Ma tutta quella frutta non marcisce mai o i debiti li hanno contratti col fornitore di frutta di plastica?
– far convivere in una canonica (ma Agostino e il cane che fine hanno fatto? Li hanno dimenticati nel trasloco, a Gubbio? Erano i più normali in una canonica di pazzoidi nevrotici!) una perpetua isterica, un sagrestano bicefalo, un odioso ex-carcerato tanto stupido quanto antipatico che non lavora ma mantiene una motocicletta e un aeroplano a due posti (forse lavora in RAI?), una ragazza-madre scema anziché no che però quest’anno è diventata furba e si è fidanzata con un miliardario che è Clark Kent in incognito.

E se proprio non riuscite ad entrare nei Carabinieri, o in Telecom o in RAI, come potrete allora vivere senza lavorare?
Potreste farvi assumere al Comune di San Remo o a quello di Roma?
Ma no, c’è una via meno faticosa.
Rubate o uccidete qualcuno (basta una spinta) e, dopo che avranno arrestato almeno un paio di innocenti, fatevi rinchiudere in carcere a Spoleto: quella non è una prigione, è un agriturismo! E dalle finestre dell’agriturismo non si vede il sole a scacchi ma un panorama di incomparabile bellezza! E non ci si veste col pigiama a a righe ma con raffinati abiti alla moda! E i carcerati (e soprattutto le carcerate) non sono torvi esseri abbruttiti da un destino avverso o da scelte sbagliate ma sono dei/delle veri/vere top models! Che pacchia!

Lavoro in Inghilterra: come costruire una truffa e come smontare tutto l’imbroglio

Analizziamo oggi una truffa che sta sempre più prendendo piede in questi tempi di crisi: il posto di lavoro a Londra a condizioni strabilianti!

Generalmente si tratta di posizioni nel settore dell’ospitalità alberghiera e della ristorazione, dove sedicenti manager fingono di rappresentare rinomati hotel di Londra e vi offrono un posto di lavoro senza neppure intervistarvi di persona, proponendo condizioni lavorative da sogno!

E infatti per chi cadrà nella loro trappola rimarrà proprio un sogno…

Ma proviamo adesso ad analizzare meticolosamente la truffa, riferendoci ad un annuncio recentissimo che – spero – verrà stroncato da questo mio articolo.

Da dove proviene l’annuncio?

Tattica: L’imbroglione mette il suo annuncio su tanti motori di ricerca italiani dedicati al lavoro.

Motivo: Il primo passo giusto per l’imbroglione è questo: più sono le ingenue persone che può imprigionare nella sua rete e più sono le probabilità di successo.

Contromisura: pensateci bene. I grandi alberghi di Londra, secondo voi, hanno proprio bisogno di mettere un annuncio online?

No, non ne hanno bisogno: è proprio per evitare perdite di tempo (quindi intralci che sul lavoro inficiano sulla produttività) che i grandi alberghi londinesi (e non solo loro) hanno tutti un’apposita sezione sul loro sito relativa alle offerte di lavoro oppure relativa alla possibilità di inviare il proprio curriculum vitae.

Il nome di tale sezione può cambiare, ma lo scopo è sempre lo stesso: evitare di perdere tempo e far perdere tempo ad eventuali aspiranti candidati.
Se volete candidarvi in un albergo di Londra, quindi, utilizzate direttamente l’apposita sezione del relativo sito.

Continue reading ‘Lavoro in Inghilterra: come costruire una truffa e come smontare tutto l’imbroglio’

Gestione avanzata delle immagini in un archivio compresso (CBR, CBZ e non solo)

Che cosa sono i file .cbz e .cbr, non solo fumetti

Comic book archive o comic book reader file è un formato file di tipo archivio che contiene una sequenza di immagini e viene utilizzato soprattutto per i fumetti. A seconda del container di compressione utilizzato il file viene rinominato nel seguente modo:

  • .cb7 – (application/x-7z-compressed) – archivio in formato 7z;
  • .cba – (application/x-ace-compressed) – archivio in formato ACE;
  • .cbr – (application/x-rar-compressed) – archivio in formato RAR;
  • .cbt – (application/x-tar) – archivio di tipo tarbal (non compresso);
  • .cbz – (application/zip) – archivio di tipo ZIP.

Alcuni di questi sono formati aperti (7z, ZIP e Tarbal), altri come ACE e RAR sono soggetti, almeno per quanto riguarda l’algoritmo di compressione, a licenza e possono essere creati ricorrendo ai software sviluppati dalle aziende che ne detengono i diritti, WinAce e Winrar o altri software a pagamento che hanno acquistato i diritti di includere i rispettivi algoritmi di compressione nei loro prodotti. È comunque sempre possibile leggere questo tipo di file con software gratuiti in quanto l’algoritmo di decompressione non è soggetto alle stesse restrizioni e può essere utilizzato senza problemi (questo accade per favorirne la diffusione). In ogni caso, il consiglio è sempre quello di utilizzare formati aperti (7z, ZIP o Tarbal). I più diffusi sono comunque i formati .cbz e .cbr.

Gli stessi archivi di immagini presentano dei vantaggi rispetto a un archivio in .pdf contenente immagini:

  • meno risorse della CPU per l’apertura;
  • estrazione facilitata dell’immagine desiderata contenuta negli archivi (nel .pdf c’è da lavorare di zoom, tasto stamp/copia, incolla, salva…).

Oltre che per i fumetti, il formato comic book archive è ottimo per tutti quei documenti multi-pagina scansionati, come riviste o altro. Ricapitolando, questo formato di file viene utilizzato specialmente per le immagini digitalizzate – cioè trasformate dal formato cartaceo a quello elettronico – ed è comodo anche per raccogliere le proprie immagini in archivi compressi, per poi essere archiviati sugli hard disk. Purtroppo i software per leggere gli archivi .cbz e .cbr sono dei programmi di nicchia e – nonostante le loro potenzialità, come ad esempio quella di creare una libreria visuale di documenti tutti con la loro bella copertina – rimangono sospesi nel limbo, non sono aggiornati e sono di difficile reperibilità. Se non si hanno particolari esigenze è comunque possibile visualizzare questi file ricorrendo a un programma di gestione archivi o anche altri programmi che li supportano.

Contrariamente a Linux che riconosce questo tipo di file come archivi compressi, in Windows è necessario associare questo tipo di file a un programma per la gestione degli archivi compressi; per farlo è sufficiente selezionare il programma in questione la prima volta che si apre il file..È anche possibile utilizzare il programma nativo per la gestione dei file ZIP e RAR, presente nelle ultime versioni di Windows, in modo da vederne l’anteprima nell’Esplora risorse di sistema. Ma, una delle limitazioni della gestione nativa di Windows degli archivi (e a maggior ragione degli archivi di immagini), è quella, appunto, di non avere l’anteprima delle immagini. Per ovviare a questo inconveniente è possibile utilizzare CBX Shell.

Anche i lettori PDF come, ad esempio, Sumatra e PDF-XChange Viewer possono essere utilizzati per visualizzare questi file. PDF-XChange Viewer permette inoltre di convertire i file PDF nei formati immagine, qui è possibile trovare una semplice guida che descrive come farlo. Prima che me lo chiediate: non credo che esista un software, gratuito, tuttofare, cioè lettore-creatore-convertitore .pdf/.cbz-.cbr/eBook, purtroppo.

Anche il noto visualizzatore di immagini Irfanview consente di gestire questo tipo di file tramite un plugin (non ufficiale) che richiede però la presenza di Net Framework e i diritti di Amministratore sulla macchina (e non sempre questo è possibile). Anche col plugin, comunque, Irfanview non è il massimo per leggere questo tipo di file in quanto non offre:

  • la possibilità di inserire una visualizzazione personalizzata PER TUTTE le immagini presenti in una cartella e di mantenere tale personalizzazione per TUTTE le immagini e non solo per l’immagine corrente;
  • la possibilità di leggere i documenti scansionati facendoli scorrere da destra a sinistra, cioè al contrario, come si fa con i manga;
  • la possibilità nativa di affiancare permanentemente due immagini;
  • la possibilità di effettuare lo zoom di una porzione dell’immagine e non di tutta l’immagine;
  • la possibilità di ricordare l’ultima immagine letta in una cartella e quindi di non posizionarsi sempre all’inizio della medesima.

Ci sono altre cose che non è possibile fare con IrfanView, ma per adesso ho elencato le richieste più comuni degli utenti che si trovano a gestire le immagini di documenti (e non solo di fumetti).

Però, anche utilizzando programmi appositi per la gestione dei file compressi, la visualizzazione di questi file è limitata per chi voglia visualizzare le immagini in sequenza e gestirlo, appunto,come fosse un fumetto da leggere e sfogliare. Per questo esistono programmi appositi che verranno discussi qui di seguito. Questi lettori, essendo specificatamente progettati per gestire questi file come veri e propri fumetti, sono molto più potenti e flessibili rispetto ai software presenti di default nelle varie distro Linux, dei software utilizzati per gestire gli archivi compressi e di eventuali plugin installati per leggere questi file da visualizzatori come Irfanview o di lettori PDF adattati allo scopo, in quanto offrono funzionalità specifiche per la gestione dei fumetti, ad esempio i fumetti scansionati possono non essere tutti dello stesso formato:per i fumetti più vecchi ci sono le classiche strisce orizzontali, gli albi Marvel presentano delle dimensioni diverse dalle pubblicazioni Bonelli, mentre i “neri” italiani sono diversi dal classico Topolino.

Windows

CDisplay

Il capostipite, il primo vero e proprio programma creato per leggere i fumetti, ormai non è più sviluppato da anni ma rimane ben rodato, l’autore è scomparso, ma rimane una pietra miliare, ancora oggi utilizzatissimo. Molto personalizzabile, ottima gestione del mouse, correzione del colore e gestione delle pagine doppie. Il programma, mediante interpolazione, adatta le dimensioni delle immagini a quelle dello schermo. Il risultato è una lettura distensiva, comoda e qualitativamente sempre soddisfacente. Legge i formati classici in cui si trovano i fumetti digitali, .cbr e .cbz, ma non altri (che sono comunque formati poco diffusi. Funziona su tutte le versioni di Windows, perfino la 98 ed è quindi adatto per i PC preistorici. Il primo difetto che balza subito all’occhio è che non ricorda l’ultima pagina del libro/fumetto letto e quindi si posiziona sempre all’inizio dell’archivio. Licenza: freeware (gratis).

Di seguito, l’interfaccia di CDisplay, in pratica un fumetto a pieno schermo senza interfaccia alcuna!

Interfaccia CDisplay

Se si vuole un programma semplice, per me questo è il numero uno.

CDisplayEx

Una versione migliorata di CDisplay. Tra le altre cose permette di leggere i fumetti a schermo intero, supporta i file .cbr e .cbz, legge anche i file .pdf e, soprattutto, è in grado di creare file .cbz e cbr se si inseriscono le immagine con il giusto ordine; con questo programma si può quindi omettere la parte della compressione degli archivi e rinomina del file .zip/.rar creati. Ha inoltre modalità multiple di visualizzazione: ad esempio permette di leggere guardando due pagine alla volta, come un fumetto cartaceo. Si possono anche modificare colore e nitidezza dei fumetti. Ottimo per la lettura, ma non per catalogare. Il programma – proprio come CDisplay – è anche abbastanza leggero. Questa alternativa è anche in grado di visualizzare numerosi formati di immagini, ma è un po’ meno configurabile dal punto di vista dell’utilizzo via mouse.

In rete è possibile reperire anche altre versioni non ufficiali di questo programma che implementano ulteriori caratteristiche e risolvono alcuni bug.

Comical

Ha le stesse caratteristiche base degli altri lettori, ma nasce per leggere un albo a fumetti specifico piuttosto che per gestire le collezioni di fumetti. Per questo non possiede alcuni tool come il segnalibro o gli strumenti di gestione dei file, ma in compenso offre dei filtri per migliorare la qualità delle immagini, il che consente anche una lettura agevole dei testi. Anche questo software, licenza: open source (GPL2), non ha nulla da invidiare agli altri, apre ogni formato di archivio (sia .zip che .rar) e anche tutti i formati di immagini usabili, interfaccia carina, abbastanza leggero, ridimensionamento automatico e molto altro. Il programma è disponibile anche per Mac e Linux.

ComicRack

Un gioiellino della categoria, pieno di strumenti e di opzioni. Sviluppato utilizzando il Net Framework, dà il meglio di sé nella gestione dei file pertanto permette di organizzare le collezioni e catalogare in vari modi ogni albo, ne memorizza le copertine, permette di votarli e ovviamente li visualizza, La qualità delle immagini è buona e l’applicazione ha delle funzioni specifiche per i manga, che si leggono al contrario. Apre anche i .pdf, ma solo se il testo è incluso nelle immagini. Chiaramente è un po’ più pesante all’apertura, ma se si ha un grosso archivio ne vale la pena. Inoltre è probabilmente il software più “vivo”. Per me è, assieme a MangaMeeya, il numero uno, se si vuole un programma comapleto.

GonVisor

È a metà strada tra il semplice Cdisplay e gli avanzati ComicRack eMangaMeeya, quindi se la virtù sta nel mezzo è da preferire su tutti. Come aspetto e opzioni è simile a CDisplay, ma ha qualche cosa in più: legge anche i file PDF (anche se non in modo nativo) ed eBook ma, soprattutto, è in grado di creare file .cbr e .cbz se vengono inserite le immagini nel giusto ordine. Il programma è anche molto leggero, per questo si apre e si gestisce con una manciata di risorse di sistema. GonVisor offre una qualità di riproduzione molto alta, che ci permetterà di leggere qualsiasi cosa come se stessimo sfogliando le pagine di un libro. Da notare che non è stato sviluppato originariamente per i fumetti. L’elenco delle pagine (miniature di immagini) è stato posizionato nella parte sinistra del pannello di lettura, affianco delle immagini, (il pannello è comunque posizionabile a destra o in alto), si può andare avanti e indietro, ingrandire l’immagine, spostare il riquadro o vedere le miniature di tutte le diapositive insieme. La versione con l’installer però tenta di inserire un programma indesiderato, quindi ho caricato online una versione “pulita” e portatile scaricabile dai link alternativi riportati più sotto.

Di seguito, l’interfaccia di GonVisor:

Interfaccia GonVisor

Per me è il numero 1 se si vuole un programma completo ma non complicato.

MangaMeeya

Programma standalone realmente flessibile in quanto a scelta e disponibilità delle funzioni, con uno zoom spettacolare! Molto veloce nel caricare archivi anche “pesanti”, capace di leggere agilmente anche archivi incapsulati all’interno di altri archivi e capace di visualizzare le sole immagini contenute nei file PDF. Purtroppo l’interfaccia è solo parzialmente in inglese. Difetti: software molto complesso (a parte i problemi di comprensione per la traduzione mancante, anche solo per ruotare una pagina è necessario creare uno script apposito, insomma c’è da smanettarci un po’ per poterlo sfruttare al meglio), codice del software incompleto in quanto in fase beta, dato l’abbandono del progetto da parte del team di sviluppatori, non è stata effettuata la traduzione dellinterfaccia in inglese, ma è reperibile “completa” solo in giapponese (lingua madre degli sviluppatori) e cinese. Il link fornito conduce alla pagina di un appassionato che ha curato lo sviluppo di questo software con ammirevole tenacia, mentre nel link alternativo riportato di seguito è scaricabile una versione personalizzata. Per me è, assieme a ComicRack, il numero 1 se si vuole un programma completo.

Hamana

È un visualizzatore di immagini cinese che in passato è stato molto apprezzato, anche se risulta che abbia più di una pecca (Direct-X obsolete, manca la navigazione nella pagina a dimensioni originale). È un altro software il cui sviluppo è stato abbandonato.

MComix

MComix è un visualizzatore di fumetti sviluppato in Python e distribuito con licenza GPL. L’applicazione ha un’interfaccia intuitiva e gradevole, mediante la quale si riescono a gestire ed organizzare i contenuti senza alcuna difficoltà. Pur rivolgendosi in specifico alla lettura di fumetti, è utilizzabile anche quale semplice visualizzatore di immagini, riuscendo ad aprire oltre ai comuni formati grafici gli archivi compressi .zip, .rar, .7z e .tar. L’interfaccia di MComix è stato realizzato con il toolkit GTK+, particolarmente adatto per generare e strutturare layout grafici personalizzati. Prevede le modalità di lettura a pieno schermo o a pagina doppia e automaticamente adatta la vista dei contenuti alla risoluzione corrente sia in altezza che in larghezza. L’esperienza d’uso è personalizzabile mediante l’inserimento di segnalibri (bookmark) e la generazione di librerie suddivisibili in categorie specifiche. È inoltre prevista la funzione “slideshow” per visualizzare i file grafici come presentazioni. Un nutrito pannello di controllo lascia impostare diversi parametri riguardanti interfaccia, visualizzazione ed interazione con fumetti o immagini.

Linux

Come già detto, il sistema operativo open source supporta nativamente i file .cbr/.cbz e per di più installare altri lettori “per fumetti” è molto semplice in quanto spesso già direttamente reperibili nelle applicazioni della distribuzione utilizzata: Calibre, Cbrpager, Comical, Comix (per Gnome), Evince, Mcomix(#mcomix), Okular (per KDE), Qcomicbook (uno dei lettori migliori), eccetera.

Le immagini sotto spiegano tutto.

Linux 01

Linux 02

Linux 03

Linux 03

Linux 05

Android

Per il mondo Android, che qui trattiamo marginalmente, si trovano diverse app. Un’app che utilizza poche risorse del sistema è Perfect Viewer, disponibile su Google Play. Con l’installazione di un plugin è possibile leggere anche file .pdf.

Mac Os X

Per il Mac OS X, che qui trattiamo marginalmente, sono disponibili diversi lettori di fumetti, Sequentialx, Simple comic ma soprattutto il freeware (gratis) FFView (che sembra essere molto buono) e il già citato Comical.

PSP

Persino per il mondo PSP, che qui trattiamo marginalmente, si trova un programma per leggere i fumetti: il freeware (gratis) Pens Enhanced Picture Viewer, segnalato per i possessori di PSP su cui sono avviabili programmi homebrew.

Versioni alternative

A questo link troverete dei file eseguibili, sono sicuri perché sono degli archivi auto-estraenti creati con 7-Zip per Windows (tranne uno creato per Linux, il .tar-gz). Le caratteristiche rispetto alla versione originale sono:

  1. interfaccia in italiano, quando disponibile;
  2. riduzione delle barre poco utilizzate che ostacolano la lettura dell’immagine a tutto schermo (escluso il caso di CDisplay, che quando si apre presenta solo l’immagine a tutto schermo e basta, disorientando l’utilizzatore che cerca comandi nascosti ma non sa come trovarli);
  3. aggiunta di nuove funzionalità disponibili come optional per alcuni programmi (ad esempio MangaMeya è la versione preparata da un appassionato, io ho lasciato quella ma l’ho arricchita di un paio di funzionalità supplementari);
  4. presenza di una guida nel file “Leggimi”;
  5. presenza di ben 4 archivi diversi (rispettivamente: .cbz, .cbr, .cb7 e .cba) con istruzioni per renderli tutti subito leggibili da Windows e da Linux con il programma scelto di default (questa è una vera chicca!);
  6. programmi quasi tutti resi portatili (nel caso di GonVisor era una tappa obbligata perché l’installer proponeva un componente indesiderato per accelerare la navigazione sul Web).
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Equo compenso? Iniquo scompenso! Come prendere per i fondelli il popolo italiano e la sua lingua…

Con il recente comunicato del Ministero dei Beni Culturali, presieduto da un confusionario Dario Franceschini (che di questi tempi fa una cosa e ne sbaglia due), c’è stato recentemente un aumento della tariffe per l’equo compenso, che finirà per rallentare il mercato già in crisi a causa dei costi più alti, poiché i costi sostenuti dall’industria finiranno per riversarsi sui consumatori.

Non sto qui adesso a ripetere la solita solfa sui diritti non riconosciuti della copia privata, sulla conseguente legalizzazione indiretta delle copie pirata, sulla sproporzione delle gabelle gravanti sui supporti, sul carrozzone statale e parassita che è la S.I.A.E. … tutte queste cose le hanno trattate altri blog in maniera molto approfondita e imparziale.

Vorrei però farvi notare con questo articolo che il comunicato del Ministro è talmente pieno di lacune e falsità che le opposizioni potrebbero chiedere in Parlamento l’immediato arresto del Ministro per “palese presa per i fondelli del popolo italiano” (se poi ci scappa anche un’impiccagione non mi farebbe schifo, eh?).

Perché? Analizziamo il comunicato e commentiamolo pure con una buona dose di sarcasmo.

“… dopo un’approfondita istruttoria e un confronto che ha visto coinvolte tutte le categorie interessate.”

Lasciamo per un attimo da parte l’approfondita e passiamo alle categorie interessate. Sicuramente c’erano i rappresentanti dei grossi nomi dell’industria discografica e non solo, ma mi riesce difficile credere che ci fossero i rappresentanti di SanDisk, Hitachi, LaCie, Trascend, Lexar, Western Digital e compagnia bella. Possibile che questi produttori, con la crisi attuale, siano contenti di questi aumenti? Non lo sono i grossi colossi del tabacco quando aumentano le sigarette, figuriamoci costoro, ben consci che ogni aumento è un disincentivo alla vendita “tradizionale” in Italia (c’è sempre Internet con i relativi siti inglesi o spagnoli o cinesi o c’è persino il contrabbando per i supporti più convenienti).

“…il decreto ministeriale che aggiorna per il prossimo triennio il compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi previsto dalla legge sul diritto d’autore.”

Il mio correttore ortografico mi sottolinea in rosso la parola “videogrammi”! Che cavolo è un “videogramma”? Forse la ripresa televisiva di una bilancia? O forse è una bella parola messa lì per “comprendere tutto e non escludere nulla”, in modo che al popolo ignorante bue non venga in mente di trovare la scappatoia e di farla franca col balzello? Ma chi ha scritto cotanto comunicato? Un epigono del grande Vate che era particolarmente ispirato nel creare un neologismo? Ah, qualcuno usa ancora in Itala i “fonogrammi”? Cavolo, non lo sapevo che su un telefono fisso o su un radiotelefono da taxi si potessero archiviare le mie copie pirata di “Marvel Agent of S.H.I.E.L.D.”! L’avessi saputo, mi sarei precipitato subito in un negozio di telefonia d’epoca a farne una buona scorta per i prossimi tre anni!

“Il Ministro Franceschini e il Presidente della Siae, Gino Paoli”

Attenti! Sono due persone diverse, ma sono praticamente la stessa cosa, visto che il Ministero è il succube lacchè del carrozzone S.I.A.E. (che si scrive come ho fatto io, non come ha fatto l’ispirato autore del documento).

“hanno convenuto di impegnarsi, per la parte incrementale di gettito delle nuove tariffe, affinché tutte le categorie di titolari dei diritti di copia privata impieghino una quota di tali somme alla promozione di giovani autori e artisti e di opere prime.”

Il che vuol dire che si spartiranno i soldi in più (difficili da quantificare anziché no) tra loro, poiché è ben noto che la S.I.A.E. NON aiuta i giovani autori e gli artisti sconosciuti. Come posso affermare questo con tanta sicumera? Prima di tutto basta leggere i commenti di questi sconosciuti artisti nei vari blog. Poi sappiate che per motivi professionali sono quotidianamente a contatto con questi giovani e le loro lamentele non si discostano da quelle di chi è intervenuto nei blog: chi li ha mai visti i soldi della S.I.A.E.? Tralascio, date le mie esperienze quotidiane, dettagli poco edificanti sul comportamento omissivo e complice di alcuni ispettori S.I.A.E. nei confronti di certi datori di lavoro che assumono artisti sconosciuti e vi faccio notare che il documento di richiesta è stato firmato da grandi nomi dello spettacolo, non certo da artisti sconosciuti. Quindi? È un po’ come quei politici che fanno le leggi per aumentarsi lo stipendio, insomma.

“Con questo intervento – ha commentato Franceschini – si garantisce il diritto degli autori e degli artisti alla giusta remunerazione delle loro attività creative, senza gravare sui consumatori.”

Ah, no, davvero, eh? Fatemi capire, loro aumentano le tasse sulla benzina e le compagnie petrolifere le pagano senza scaricarle sugli automobilisti? Loro aumentano le tasse sui tabacchi e le industrie manifatturiere le pagano senza scaricarle sui fumatori? Ma costoro credono davvero che ci beviamo ogni loro insulsaggine? L’aumento graverà solo ed esclusivamente su noi consumatori, stop. Anche se nelle schede di memoria delle nostre fotocamere ci conserviamo al massimo gli scatti osé delle nostre amanti e non certo i video osé del concerto di Miley Cyrus a Milano. E non solo. Il giovane cantante che vuole farsi conoscere che cosa fa? Incide le sue canzoni su CD e le distribuisce in giro, a radio private, manager discografici e personalità del mondo musicale per cercare di farsi conoscere. Quindi paga una tassa su quei CD (CD che servono a farsi conoscere) che gli sarà restituita in quanto è appunto uno sconosciuto… Genialmente arzigogolato, vero?

“CAPZIOSO CHI PARLA DI TASSA SUI TELEFONINI A CARICO DEI CONSUMATORI “Parlare di tassa sui telefonini è capzioso e strumentale: il decreto non introduce alcuna nuova tassa ma si limita a rimodulare ed aggiornare le tariffe che i produttori di dispositivi tecnologici dovranno corrispondere (a titolo di indennizzo forfettario sui nuovi prodotti) agli autori e agli artisti per la concessione della riproduzione ad uso personale di opere musicali e audiovisive scaricate dal web. Un meccanismo esistente dal 2009 che doveva essere aggiornato per legge”. “

Oh my God! L’autore di “fonogrammi e di videogrammi” utilizza l’espressione “capzioso”! L’avrà per caso scovata su Wikipedia? Questo paragrafo tende a parare il fondoschiena del Ministro ginopaolesco, mette subito le mani avanti ben sapendo che questo aumento scontenterà tutto il popolo del Web, altro che “un confronto che ha visto coinvolte tutte le categorie interessate” (le associazioni dei consumatori dov’erano in questo confronto?). Nessuno qui le dice che è stata introdotta una nuova tassa, signor Gino Paoli… pardon Dario Franceschini. Qui si dice che si poteva fare a meno di aumentare una tassa già ingiusta. Ah, era previsto dalla Legge questo aumento? Beh, veramente avete scritto “che doveva essere aggiornato per legge” , quindi potevate anche diminuire la tassa visto che “aggiornare” in italiano non significa automaticamente “aumentare”! Scusi la capziosità, signor Gino Franceschini, eh? Faccio poi notare che l’indennizzo forfettario agli autori e agli artisti secondo costoro è dovuto per una presunzione di reato, cioè per le opere musicali e audiovisive scaricate dal web. E allora? Ci inventiamo pure un’altra tassa per le automobili perché si presume che una parte di queste venga utilizzata per scopi criminosi o per investire le persone? Oppure inventiamo pure un’altra tassa per i motocicli perché si presume che una parte di questi venga utilizzata per scippare le vecchiette della loro pensione? Oppure ci inventiamo pure un’altra tassa per li coltelli da cucina perché si presume che una parte di questi venga utilizzata per pugnalare la propria moglie in uno scatto d’ira? (A parte il fatto che in quest’ultimo esempio io non ravviso alcun reato, ma anzi è pura legittima difesa…) E poi, ripeto, uno può comperare benissimo una memoria di massa e le opere musicali e audiovisive salvarsele senza passare dal Web (che si scrive maiuscolo e non minuscolo, signor Dario Paoli) ma con un semplice apparecchietto convertitore da analogico a digitale e relativi cavi, eh? E va bene, sono capzioso io, va bene.

“Il decreto non prevede alcun incremento automatico dei prezzi di vendita.”

Gentile estensore del comunicato, ma lei crede davvero a quello che ha scritto? Persino l’adozione dell’euro non prevedeva alcun incremento automatico dei prezzi di vendita, però sappiamo com’è andata a finire… Non ho altro da aggiungere a questo riguardo, Vostro Onore, l’imputato Dario Gino Paolo Franceschini stavolta l’ha sparata grossa!

“Peraltro, com’è noto, in larga parte gli smartphone e tablet sono venduti a prezzo fisso”.

Gentile autore della presa per i fondelli, me lo spiega in italiano che cosa significa questo paragrafo scritto in italiano? Di che cosa sta cercando di convincerci, scusi? In passato è stato aumentato di un euro il prezzo della benzina per favorire la cultura e infatti oggi gli scavi di Pompei, la Reggia di Caserta, il Colosseo di Roma e altri monumenti italiani stanno crollando a pezzi. Adesso invece aumentate le tasse su smartphone e tablet perché sono venduti ad un fantomatico “prezzo fisso”?

“Ho applicato doverosamente una norma di legge vigente” ha concluso il ministro Franceschini ricordando che “è dal 2012 che le tabelle sull’equo compenso attendevano di essere aggiornate. E ho anche ricostituito il tavolo tecnico che dovrà monitorare l’evoluzione e le tendenze del mercato”.

Franceschini, che cosa combini? Sei pagato per fare i politici e i politici non fanno una mazza tutto il giorno, ecco… Continua tranquillamente “doverosamente” a scaldare la poltrona che occupi e basta, visto che quando legiferi tu sei buono solo a ricostruire dei tavoli tecnici di monitoraggio, cioè in poche parole a fare danni al popolo che i soldi se li suda con il proprio onesto lavoro.

“Il decreto corrisponde alle tante sollecitazioni del mondo della cultura. Solo un mese fa, oltre 4.000 autori hanno chiesto al governo di intervenire a tutela del diritto alla creatività e di monitorare i riflessi della costante e rapida evoluzione tecnologica nel mondo dell’arte.”

Mah, veramente a me risulta che “il Palazzo aveva già meditato di introdurre alla fine del 2013, frenato però dalla prudenza del Ministro Bray, che aveva commissionato un’indagine conoscitiva alla società Quorum per sondare il terreno e valutare l’effettiva necessità di una revisione al rialzo dei prelievi per copia privata fissati nel 2009” (fonte: Punto Informatico). L’inutile ricerca scoprì l’acqua calda: in piena epoca di* cloud storage* gli italiani ormai facevano davvero ben poche copie private di opere audiovisive tutelate dal diritto d’autore, specie attraverso smartphone e tablet. L’inutile ricerca, su pressioni dell’opinione pubblica in cerca di trasparenza, venne pubblicata sul sito-minestrone del MiBACT (Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo) poi venne rimossa dall’indice di ricerca dei documenti consultati per determinare le tariffe, poi a seguito delle proteste per la sua rimozione venne daccapo pubblicata. In seguito il ministro Franceschini-che-cosa-combini ha interpretato la ricerca di mercato voluta da Bray come una necessità di intervenire, esortato anche dalle “tante sollecitazioni del mondo della cultura” (Gigi D’Alessio, Maria De Filippi, Kim Rossi Stuart sono cultura?) che subito ha emesso un appello.

Segue un lungo elenco di autori e artisti (purtroppo inficiato dalla presenza di Gigi D’Alessio, Maria De Filippi e altri mediocri esseri umani che nulla c’entrano con tali categorie), le cui firme evidentemente valgono più delle petizioni che sono sorte in seguito al succitato aumento della tassa (no, non siamo tutti uguali davanti alla Legge, le loro 4.000 firme valgono di più delle nostre 60.000… le avessero messe sull’avvallo dei nostri mutui!).

I comunicato si chiude con una striminzita tabella di comparazione con gli altri paesi europei che è l’apoteosi dello spurio! Eccola qui (fare clic sull’immagine per ingrandirla).

comparativa

A titolo di esempio, quindi, si citano soltanto citano Francia e Germania. E gli altri venticinque paesi della Unione Europea (anzi, sono ventitre perché Spagna e Regno Unito non prelevano dei compensi per copia privata)? Non dico che dovevano metterli tutti, ma quando si fanno delle comparazioni le si fanno su dati omogenei e soprattutto non ristretti. Francia e Germania sono stati inclusi in perfetta malafede perché sono i paesi in cui vigono le tariffe più alte d’Europa e quindi ovviamente il prelievo sarebbe decisamente più ingente, ma questo comunque questo non influisce sui loro prezzi finali e vendite.

Inoltre quando si redigono delle tabelle di comparazione, per una migliore comprensione si crea una media percentuale (pari a 100, appunto) e si riportano i valori degli altri Paesi in percentuale.

Che cosa significa poi il dato “non disponibile” nella colonna di CD e DVD in Germania? Stiamo parlando di un’informazione economica reperibile nell’anno di grazia 2014 dopo Cristo in uno stato dell’Unione Europea dove esiste e funziona Internet oppure stiamo parlando di una temperatura non pervenuta del Zugspitze in un paesino sperduto nell’anno 1914? Qui la presa per i fondelli è lapalissiana: non conveniva pubblicare i dati perché questi erano più bassi dell’Italia!

Concludo riportando le affermazioni del direttore generale della SIAE, Gaetano Blandini.

” senza le opere dell’ingegno e i contributi dei nostri creativi i loro device sarebbero solo vuoti e scintillanti pezzi di latta”

Su Internet uno così lo chiamiamo troll. Vuoto pezzo di latta sarà il suo device ma soprattutto la sua testa. C’è una maggioranza bulgara di utenti italiani che usa i propri device per inviare e ricevere email, per socializzare sui social network (poveri loro, ma questo è un altro discorso…), per navigare in siti interessanti, per giocare online, per fare in piena libertà fotografie e filmati condividendoli magari poi su spazi di storage online. Il tutto senza minimamente violare le opere e i contributi dei creativi iscritti alla S.I.A.E.

Sia ben chiaro, tutti quanti saremmo ben felici di spendere quei 5,20 euro in più per un PC se realmente servissero a eliminare il “digital divide” in Italia, se le linee Internet diventassero finalmente ultraveloci e cioè moderne, se nelle nostre città ci fosse il wi-fi libero senza tanti vincoli per tutti, se realmente i piccoli autori e artisti che fanno la fame partecipassero alla divisione dei proventi. Ma chi è felice di regalare i suoi 5,20 euro a mercenari quali Gino Paoli, Gigi D’Alessio, Maria De Filippi o al carrozzone statale parassita S.I.A.E. o al già ricchissimo Michele Guardi? Alzate le mani, su.

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Tutti monchi?

Installazione di Libre Office su Linux (Mint)

Questa guida è stata scritta dall’amico @miki64 (che ringrazio moltissimo).

INTRODUZIONE

Di seguito viene descritta la procedura di installazione del pacchetto LibreOffice 4.0.x in LINUX MINT a 32 bit (questa guida è ispirata a quella di Stefano Pilone, che attualmente risulta irraggiungibile, ma che comunque rispetto ad essa presenta una soluzione più semplice per l’installazione).

DISINSTALLAZIONE

La disinstallazione dell’intero pacchetto LibreOffice, per la sostituzione di una versione non aggiornabile, si effettua con il seguente comando eseguito nel Terminale:

sudo apt-get purge libreoffice.*

DOWNLOAD

Creare una cartella libreoffice, per esempio nella root dell’utente corrente che chiameremo nome-utente (quindi il percorso sarà nome-utente/libreoffice).

Scaricare nella cartella appena creata i file di installazione

Scaricare nella cartella appena creata i file di installazione prelevabili dalla pagina di download della comunità italiana di LibreOffice, che è in grado di selezionare automaticamente i file necessari, nel nostro esempio tre file Linux – deb (x86):

  • LibreOffice_4.0.4_Linux_x86_deb.tar.gz
  • LibreOffice_4.0.4_Linux_x86_deb_langpack_it.tar.gz
  • LibreOffice_4.0.4_Linux_x86_deb_helppack_it.tar.gz

JAVA

LibreOffice 4, a differenza delle versioni 3, NON richiede l’installazione di una Java Virtual Machine per il funzionamento.

INSTALLAZIONE

Estrarre i tre pacchetti (selezionarli, clic col tasto destro e scegliere l’opzione Estrai qui).

È da tenere presente che servono soltanto i file contenuti nelle sole sotto-cartelle DEBS del pacchetto di installazione di LibreOffice, quindi per facilitare le cose si utilizzerà la cartella DEBS esistente in LibreOffice_4.0.4_Linux_x86_.

Aprire LibreOffice_4.0.4_Linux_x86_deb_langpack_it e tagliare tutti i file contenuti nella sotto-cartella DEBS, incollandoli in quella omonima vista in precedenza (la prima).

Aprire LibreOffice_4.0.4_Linux_x86_deb_helppack e tagliare tutti i file contenuti nella sotto-cartella DEBS, incollandoli in quella omonima vista in precedenza (la prima).

Eliminare la sotto-cartella desktop integration. Nella cartella DEBS ci dovrebbero essere quindi 61 file in totale.

Nella prima sotto-cartella DEBS è presente anche la sotto-cartella desktop integration, aprirla e tagliare il file libreoffice4.0-debian-menus_4.0.4-2_all.deb, poi incollarlo sempre nella cartella di livello superiore, cioé la DEBS vista in precedenza (la prima).

Eliminare tutti gli altri oggetti presenti nella cartella libreoffice.

Per facilitare il comando da dare nel Terminale in seguito, selezionare tutti i 61 file presenti nella cartella DEBS, tagliarli ed incollarli al livello superiore.

Eliminare la cartella DEBS (ormai vuota) presente nella cartella libreoffice.

Non chiudere la finestra libreoffice.

Nel Terminale eseguire i seguenti comandi:

$ cd libreoffice

per posizionarsi nella cartella di Libre Office e successivamente:

$ sudo dpkg -i *.deb

per avviare l’installazione. Inserire la password di root e attendere che l’installazione sia completa.

Quando l’installazione sarà completa, si può cancellare la cartella libreoffice creata in precedenza.

Tutto qui, con appena tre comandi (compreso quello della disinstallazione!) avremo aggiornato in maniera semplice (si tratta di lavorare parecchio di copia e incolla, più facile a farsi che a leggersi…) la nostra versione di LibreOffice.

Aggiornamento:

Se installando la nuova versione 4.4 si riscontrano problemi con i collegementi per avviare i vari programmi, fare riferimento a questo commento

Digitale terrestre, grande opportunità o delusione truffaldina?

Visto che il sottoscritto latita come scrittore, vi propongo questo ottimo articolo di @miki64 che ha voluto condividerlo sul blog. Al lettore le considerazioni del caso!

L’Unione Europea ci ha imposto, entro il 2012, il passaggio dalla TV analogica alla TV digitale e noi italiani ci stiamo esaltando per questa svolta. Ma è tutto oro quello che luccica?

I vantaggi della TV digitale terrestre sulla carta sono parecchi e la nostra persuasiva televisione non fa che ribadirceli in continuazione:

  1. suono e immagini dovrebbero avere una qualità pari a quella dei DVD rispetto alla TV analogica;
  2. necessità di una ampiezza di banda inferiore, per cui all’interno di una determinata banda di trasmissione sarà possibile ricevere un numero maggiore di canali televisivi;
  3. segnale meno soggetto a disturbi;
  4. offerta di servizi interattivi: spettatori che votano e partecipano ai programmi, che usufruiscono dei servizi interattivi predisposti dalla Pubblica Amministrazione (e-government);
  5. nessuna spesa aggiuntiva per ricevere il segnale digitale;
  6. per l’acquisto di decoder di tipo MHP (Multimedia Home Platform, oltre i canali gratuiti consente, dopo avere inserito l’apposita scheda, di ricevere anche quelli a pagamento) è previsto un contributo statale per chi risiede in un’area in fase di switch over (attivazione digitale terrestre a fianco dell’esistente segnale analogico) e abbia pagato il canone;
  7. non c’è bisogno di parabola rispetto al segnale satellitare;
  8. non serve l’intervento di un antennista;
  9. le frequenze su cui viaggia il segnale digitale terrestre non rappresentano un pericolo per la salute;
  10. possibilità di usufruire dei contenuti (audio o sottotitoli) in lingue diverse contemporaneamente.

Bella la teoria di chi ha interesse a venderci quello che dovrebbe essere un nostro diritto all’informazione, vero? Passiamo a guardare in faccia alla realtà.

Suono e immagini dovrebbero avere una qualità pari a quella dei DVD rispetto alla TV analogica? Falso.
Spieghiamoci meglio: le emittenti che trasmettono i programmi digitali hanno interesse a comprimere il segnale per fare entrare più canali nella stessa banda di frequenza, con conseguente e proporzionale perdita di qualità. E comunque la qualità da DVD non si può apprezzare se non si hanno i televisori di ultima generazione, quindi questo significa ulteriori spese per gli utenti.

Necessità di una ampiezza di banda inferiore, per cui all’interno di una determinata banda di trasmissione sarà possibile ricevere un numero maggiore di canali televisivi? Vero, però…
Lo abbiamo visto nel punto precedente: un maggior numero di canali televisivi significa anche un maggiore degrado del segnale di trasmissione.

Segnale meno soggetto a disturbi? Falso.
Spieghiamoci meglio: a differenza dell’analogico, dove il segnale si degrada progressivamente (nebbia, formicolio, righe e disturbi del genere) fino a scomparire del tutto, un canale digitale fino a un certa soglia di disturbo viene ricevuto bene, ma oltre tale soglia non viene ricevuto affatto!

Offerta di servizi interattivi: spettatori che votano e partecipano ai programmi, che usufruiscono dei servizi interattivi predisposti dalla Pubblica Amministrazione (e-government)? Falso.
Spieghiamoci meglio: tutto questo è ancora sulla carta. Lasciamo perdere la partecipazione interattiva ai programmi e concentriamoci sulla nostra burocratica Pubblica Amministrazione: davvero credete che sarà possibile ottenere facilmente da casa un servizio grazie alla TV? Ma se esiste Internet da una vita, ormai… e sui siti della Pubblica Amministrazione ci si scontra ancora con formati proprietari chiusi, accessibilità negata, burocrazia elefantiaca digitalizzata, inefficienza operativa e tutto il resto… come migliorerà la situazione con uno strumento così meno interattivo della TV?

Nessuna spesa aggiuntiva per ricevere il segnale digitale? Falso.
Spieghiamoci meglio: il segnale digitale non si riceve con gli attuali televisori analogici e quindi o si compra un televisore con sintonizzatore digitale integrato o si compra un decoder digitale terrestre per i vecchi televisori (e non uno per tutti i televisori posseduti, bensì uno per ogni televisore posseduto!). Ma non è finita. Con il decoder del digitale terrestre non si può registrare un programma e guardarne un altro perché ciascuna di queste operazioni richiede la presenza di un sintonizzatore digitale terrestre: uno per vedere un canale e uno per registrarne un altro. Nel caso in cui né il televisore né il videoregistratore abbiano il sintonizzatore digitale terrestre integrato, servono due decoder, uno da collegare alla TV e uno al videoregistratore. Un altro inconveniente del decoder esterno è che occupa un ingresso audio/video del televisore. Le spese aggiuntive ci sono, quindi, eccome.

Per l’acquisto di decoder di tipo MHP (Multimedia Home Platform, oltre i canali gratuiti consente, dopo avere inserito l’apposita scheda, di ricevere anche quelli a pagamento) è previsto un contributo statale per chi risiede in un’area in fase di >switch over (attivazione digitale terrestre a fianco dell’esistente segnale analogico) e abbia pagato il canone? Falso.
Spieghiamoci meglio: i requisiti per ottenerlo lo rendono di fatto o accessibile a pochi: 50 € importo del contributo (una miseria), 65 anni l’età minima per accedere al contributo e 10.000 € di reddito massimo per usufruirne. Non possiamo essere molto dettagliati per non appesantirvi nei dettagli, sappiate però che i modelli che usufruiscono del relativo contributo governativo sono introvabili e mediamente molto più costosi degli altri.

Non c’è bisogno di parabola rispetto al segnale satellitare? Vero, però…
Il segnale del satellite viene ricevuto ovunque, dato che non incontra ostacoli, mentre con le antenne terrestri del digitale questa cosa non è proprio scontata, visto che in certe zone è sufficiente una pioggia per non vedere più nulla… Se poi vogliamo dirla tutta, persino la larghezza di banda del segnale satellitare è svariate volte maggiore di quella a disposizione del segnale digitale terrestre, quindi l’offerta di canali satellitari (anche ad alta definizione) è ancora più ampia.

Non serve l’intervento di un antennista? Falso.
Spieghiamoci meglio: in alcuni casi possono essere usate nuove frequenze o il canale essere trasmesso da ripetitori posizionati in luoghi diversi. Tra questi casi, che necessitano dell’intervento di un antennista, rientrano a volte i canali RAI.

Le frequenze su cui viaggia il segnale digitale terrestre non rappresentano un pericolo per la salute? Vero.
Il digitale terrestre trasmette un maggior numero di canali ma – come detto – con una potenza minore rispetto all’analogico. Di conseguenza, diminuiscono i campi elettromagnetici emessi dalle antenne.

Possibilità di usufruire dei contenuti (audio o sottotitoli) in lingue diverse contemporaneamente? Vero.
Sulla carta, però….

Ora che abbiamo sbugiardato (o chiarito, tanto è la stessa cosa…) i 10 punti-cardine dei vantaggi del digitale terrestre, analizziamo altri problemi:

  • I decoder in vendita saranno tanti e di diverse tipologie:
    • zapper (30-70 €, sono i modelli più semplici, consentono di vedere solo i canali gratuiti del digitale terrestre);
    • MHP (75 – 130 €, interattivi, permettono di inserire le schede per vedere i canali a pagamento, come spiegato al punto 6 in precedenza);
    • alta definizione (120 – 170 €, permettono di vedere i programmi HD, ma al momento sono pochi i decoder di questo tipo in commercio);
  • In Italia vi sono zone non coperte dal digitale terrestre e quindi c’è il rischio che in queste zone il passaggio alla nuova tecnologia comporti la scomparsa assoluta del segnale televisivo È stata lanciata la piattaforma satellitare Tivù Sat, impiegata da RAI, Mediaset e Telecom a partire dal 1° agosto 2009. I canali RaiSat non sono più visibili con il decoder Sky e c’è stato l’oscuramento dei canali generalisti (il che rappresenta una palese lesione del contratto di servizio pubblico). Se, come si paventa, la RAI togliesse anche RaiUno, RaiDue e RaiTre dalla piattaforma Sky, a farne le spese sarebbe il consumatore, costretto ad acquistare un ulteriore decoder per poter vedere tutti i canali;
  • anche il posto assegnato sul telecomando è un problema. Se con il decoder si riescono a sintonizzare i canali, la numerazione è spesso casuale e cambia di continuo. Un caos, insomma, tanto che si è ipotizzato che nella numerazione progressiva si dovrà scegliere tra due criteri, l’audience (prima le emittenti con più ascolti e ultime quelle con meno) e il numero dei dipendenti (prima le emittenti con più dipendenti e ultime quelle con meno).

L’attrice comica Luciana Littizzetto è stata esplicita nel salutare ironicamente l’avvento delle nuova tecnologia:« Il digitale terrestre è quella roba che, pagando, ti consente di vedere male la televisione che prima vedevi bene, gratis ».



>Cosa accadrà alle TV locali?
Ultimo segnale di allarme è che le piccole emittenti, quelle che rappresentano le piccole realtà locali, stanno ora scomparendo, dopo essere state il vessillo delle TV libere.
Parliamo di dati reali e non di aria fritta:
– in Sardegna (prima regione ad avere completamente abbandonato il segnale analogico) i piccoli canali come Cinque stelle, Tcs e Videolina hanno perso rispettivamente il 63%, il 44,8% e il 20% degli ascolti.
– In Piemonte, le emittenti Rete 7, Telecupole, Quarta Rete, hanno perso rispettivamente il 53,1%, il 39,7% e il 35,6% degli ascolti.
– Ah, non abbiamo i dati del Lazio perché il passaggio c’è stato di recente (lunedì 16 novembre), ma appena è stato toccato dal problema della pessima (o nulla) ricezione l’area di Palazzo Chigi, il caso è diventato nazionale, ne ha parlato persino il GR1, suggerendo questo: Può essere necessario cambiare la selezione del Paese scegliendo per esempio Germania invece che Italia. Il motivo? Certi decoder hanno la sintonizzazione automatica, altri, nella fase iniziale, vanno resettati di continuo altrimenti registrano più frequenze di quante possano contenerne, per altri ancora bisogna procedere manualmente. Non tutti gli utenti hanno confidenza con i menu d’installazione.

Ma torniamo alle TV locali.

Attualmente le TV locali sono circa 550: si calcola che ne rimarranno 100 e quindi 450 TV locali spariranno per sempre, con gravi ripercussioni sull’occupazione diretta (tecnici, giornalisti, annunciatrici, presentatori, eccetera) e indiretta (collaboratori vari, pubblicisti, piccoli inserzionisti, eccetera). Se facciamo una ipotesi (ottimista!) di 50 persone occupate (direttamente e indirettamente) in ciascuna piccola emittente, i dati finali sono spaventosi: 450 TV sparite significa 90.000 bocche da sfamare!
I responsabili di questo grosso problema sono coloro che non si sono resi conto che il digitale terrestre non è il sistema più adatto e tecnologicamente più avanzato per un paese dall’orografia complessa come l’Italia. Il digitale terrestre è soltanto il sistema (fumo negli occhi) che consente a RAI e Mediaset (proprietari dei sistemi di distribuzione.. ah, vi dice niente il fatto che Paolo Berlusconi – fratello del Presidente del Consiglio – abbia quote rilevanti nelle aziende che producono i decoder?) di conservare la supremazia nella piattaforma terrestre, nell’attesa di passare progressivamente al satellite.
Se proprio dovevano digitalizzare qualcosa, dovevano portare l’utilissima ADSL in tutti i paesi d’Italia, quello sì.
Ma una voce fuori dal coro (quella che state leggendo) che denuncia questa Delusione Truffaldina sul web è difficile da fermare, mentre sul DT (Digitale Terrestre) manco ci arriva, quindi W il Digitale Terrestre!

Rimuovere il .NET Framework da Firefox

L’autore di questo articolo è @miki64, che ringrazio moltissimo per averlo voluto condividere sul blog, io ho aggiunto solo un po’ di formattazione, qualche link e le considerazioni personali finali.

L’aggiornamento 3.5 Service Pack 1, installato da Windows Update e risalente a febbraio 2009, installa anche un’estensione per Firefox senza avvisare l’utente.

Questa estensione (chiamata “Microsoft .NET Framework Assistant”) consente alle applicazioni .NET di installarsi con un singolo clic, dando in sintesi ai siti Web il potere di installare software sui PC facilmente e silenziosamente. In aggiunta, modifica il vostro user agent aggiungendo la versione del .NET Framework presente sulla vostra macchina. Per verificare l’user agent potete visitare questa semplice paginetta, se avete l’estensione attiva apparirà .NET Framework all’interno dell’user agent.

Questa tecnologia non è stata ancora sfruttata per installare software dannosi, è comunque utilizzata – che io sappia – solo dal sito Microsoft e pressochè ignorata dal resto del Web, è quindi consigliata la sua disattivazione (o rimozione), in fondo per navigare sul sito Microsoft è meglio affidarsi ad IE, lasciamo pure a Cesare ciò che è di sua competenza, per il Web, ovviamente, servirà un browser 😛 .

Se la si vuole semplicemente disattivare, andare in Firefox, scegliere “Strumenti – Componenti aggiuntivi”, selezionare “Microsoft .NET Framework Assistant” e fare clic su “Disattiva”. Infine riavviare Firefox per rendere attiva la modifica.

L’estensione “Microsoft .NET Framework Assistant” viene installata aggiungendo una voce al registro di Windows, questa voce è un riferimento ad una DLL che è l’estensione stessa. Più in generale, può essere aggiunta una chiave di registro il cui valore è il percorso in cui risiede l’estensione vera e propria. Il vantaggio – o svantaggio dipende sempre dai punti di vista 😛 – dell’uso di questa tecnica è che l’estensione viene installata globalmente, essa sarà presente anche su un nuovo profilo.

Rimozione diretta

La rimozione manuale richiede la cancellazione della relativa chiave di registro. Questa è la chiave che viene aggiunta al registry in Windows XP 32 bit (su altri sistemi operativi, dovrebbe essere leggermente diversa).

HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Mozilla\Firefox\extensions
{20a82645-c095-46ed-80e3-08825760534b}

Per creare un file reg per la rimozione basterà inserire come valore della chiave un , ad esempio.

Windows Registry Editor Version 5.00
HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Mozilla\Firefox\extensions
{20a82645-c095-46ed-80e3-08825760534b}=-

Quindi una volta rilevata, esportate la chiave in un file reg e sostituite il al posto del suo valore. Se la chiave è proprio quella indicata sopra (cioè se avete Windows XP SP3 a 32bit) basterà creare un file con estensione REG con il codice di cui sopra. Altrimenti, provate a cercare il codice numerico dell’estensione nel registro di sistema usando il “Cerca” di Regedit.

Usare gli strumenti di disinstallazione della Microsoft

Microsoft ha anche rilasciato delle patch per la rimozione dell’estensione:

  • NDP35SP1- B963707 -x86 (per processori Intel x86)
  • NDP35SP1-KB963707 -x64 (per processori AMD 64 bit)

Per applicare la patch Microsoft, procedere come segue:

  • assicurarsi che l’estensione sia attivata in Firefox;
  • riavviare Firefox;
  • eseguire l’aggiornamento appena scaricato;
  • accettarne le condizioni di licenza;
  • attendere che finisca l’esecuzione dell’aggiornamento;
  • riavviare Windows (eventualmente);
  • riavviare Firefox;
  • andare di nuovo in “Strumenti – Componenti aggiuntivi” e selezionare “Microsoft .NET Framework Assistant”, dove si trova che la versione indicata è ora la 0.0.0;
  • riavviare Firefox;
  • andare per l’ennesima volta in “Strumenti – Componenti aggiuntivi”, selezionare “Microsoft .NET Framework Assistant” e fare clic su “Disinstalla”;
  • riavviare nuovamente Firefox.

Tuttavia ad ogni aggiornamento del .NET framework l’estensione si ripresenterà e sarà necessario applicare nuovamente la patch. Quindi, per risparmiare tempo, è consigliato creare un file reg per la sua rimozione

Pulizia dell’user agent

Una volta rimossa l’estensione bisognerà inoltre eliminare la presenza del .NET Framework nell’user agent. Bisogna quindi andare in about:config e cancellare le chiavi:

general.useragent.extra.microsoftdotnet
microsoft.CLR.clickonce.autolaunch

facendo clic col tasto destro del mouse (oppure SHIFT-F10), selezionare Azzera e riavviare Firefox.

Considerazioni personali

Ringraziando di nuovo Michele per il suo articolo, mi limito a qualche considerazione del tutto personale:

  • la procedura di installazione mediante chiave di registro di estensioni è documentata su MDC, quindi il fatto che Firefox non sia capace di disinstallare (ma solamente disattivare) queste estensioni è tutta responsabilità di Mozilla e non di Microsoft (come ho letto su qualche blog in inglese)
  • creando un nuovo profilo queste estensioni continueranno ad essere attive di default, sarà necessario procedere alla loro rimozione per avere un vero “nuovo profilo”, e la cosa è davvero spiacevole
  • Siccome questo tipo di installazione viene usata anche dal malware Goored, potete usare questa applicazione casereccia per fare un log (opzione 2) e vedere quali estensioni sono installate via registro di sistema. Per la rimozione postate su un forum o postate qui il log, in nessun caso selezionare l’opzione 3.

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