Ricordo di Fabrizio De Andrè

L’11 gennaio di nove anni fa moriva quello che ritengo il più grande cantastorie italiano di sempre, sicuramente il mio preferito: Fabrizio De Andrè. Ecco una delle sue canzoni più belle, anche se non è fra le più famose: “Il Suonatore Jones”

La canzone conclude l’album Non al denaro, non all’amore né al cielo“, rivisitazione dll’antologia di Spoon River di Edgar Lee Master. Mentre nelle altre canzoni Fabrizio mantiene un rapporto impersonale con i protagonisti (un medico, un giudice, un chimico ecc…) nel suonatore Jones”, il protagonista viene chiamato per nome (Jones per l’appunto), forse perchè questo è il personaggio a cui De Andrè tiene di più: quello a cui, forse, avrebbe voluto assomigliare in vita.

Dov’è Jones il suonatore | che fu sorpreso dai suoi novantanni | e con la vita avrebbe ancora giocato | lui che offrì la faccia al vento | la gola al vino e mai un pensiero | non al denaro, non all’amore nè al cielo

Per chi non avesse mai letto l’antologia di Spoon River posso consigliare di farci un pensierino, l’album, è uno dei migliori del cantautore genovese, e se apprezzate poesia e buona musica non può mancare nella vostra collezione di CD :-). Vi lascio un’anteprima (via Youtube e Last FM) delle canzoni che ho trovato, le altre provate a cercarle su Last FM, usando il loro software è possibile ascoltarle:

AGGIORNAMENTO: siccome ho da poco scoperto un ottimo jukebox e motore di ricerca per brani musicali: Songza, includo i link alle canzoni che avevo lasciato in sospeso 🙂

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3 Responses to “Ricordo di Fabrizio De Andrè”


  • Internet Explorer 7.0 Windows XP

    QUELLO CHE TU DICI E’ VERO RIGUARDO ALL’ALBUM .e’ VERAMENTE UNICO! COMUNQUE ASCOLTANDO TUTTE LE OPERE DEL MAESTRO POSSIAMO DIRE: SONO UNICHE GRANDI E VERE!

  • Mozilla Firefox 2.0.0.14 Windows XP

    Beh, dire quale sia la canzone o l’album più riuscito del grande Fabrizio è cosa assai ardua.
    Diciamo che questo è – se non il migliore – uno fra i più riusciti., che se non erro gli è valso anche un riconoscimento da parte di un’università.
    Ciao

    Sandro

  • Internet Explorer 6.0 Windows XP

    Fabrizio De André, un’ombra inquieta.
    Ritratto di un pensatore anarchico – Edizioni Il Margine

    Libro di Federico Premi
    Recensione di Laura Tussi

    Fabrizio De André ha sempre praticato consapevolmente l’esercizio del pensiero e la sua opera politica e musicale rappresenta una sapiente e radicale critica alla concezione borghese dell’esistenza.
    L’autore del libro, Federico Premi, avvalora questa ipotesi tramite l’analisi dei manoscritti inediti di De André, disponibili presso il centro studi Fabrizio de André dell’Università di Siena, dove appaiono ricorrenti i riferimenti alla tematica anarchica e alla critica della società borghese. “È tempo di tornare nomadi. Siamo stati sedentari per troppo tempo. Bisogna rimettersi in cammino”. Fabrizio De André continua a ripetere questo concetto nelle sue canzoni e nei moltissimi appunti manoscritti.
    La vita infatti è un continuo processo di metamorfosi, di cambiamento, di ricerca nella costante resistenziale e febbrile dell’erranza.
    Secondo De Andrè, l’anarchia, oltre che forma di autogoverno alternativa all’attuale sistema di potere, rappresenta il solo antidoto contro l’omologazione sociale e culturale, contro la pianificazione categorica e l’arbitrio imperante. Tra gli aspetti più inquietanti dell’immobilismo della società contemporanea è l’assuefazione universale alla logica capitalista. Il verbo del fondamentalismo capitalista si è imposto ovunque, operando una drastica reductio ad unum, un’inaudita uniformizzazione, pianificazione, normalizzazione del sistema e omologazione culturale. L’umanità dovrà attuare presto un nuovo sistema politico ed economico e una diversa e più virtuosa cultura del confronto e dello scambio, non più fondate esclusivamente sul torvo e bieco valore del profitto e del tornaconto, nella realizzazione di un’utopia sommessa e confessata in versi, all’interno di un discorso cifrato ed elusivo nelle canzoni di De André, che canta una critica serrata al mondo borghese del conformismo allineato. Infatti, borghese è, in ogni tempo, l’invincibile inerzia dello spirito, l’ossessione per l’agio e la stabilità, matrice di ogni idolatria, che costituisce il momento statico immortale dell’esistenza del singolo e della società. La morale borghese è mortifera, in quanto vuole bloccare il divenire, nella pretesa di uniformare, omologare, conformare e rendere tutti gli uomini simili fra loro, equivalenti, intercambiabili, perché il borghese si preoccupa di essere integrato, allineato e leale con il sistema. Un’autentica rivolta esistenziale consiste nel riconoscere il proprio stato di uomini colonizzati e allineati, per liberarsi dagli ingranaggi del sistema e divenire Anime Salve, riappropriandosi di se stessi e della propria vita in modo unico e originale. Il potere persuasivo di ogni sistema, fondato su valori fissi e indiscutibili, provoca paura e disorientamento per ogni diversità e alterità anarchica, opposta all’ingranaggio del quotidiano. Il borghese non sa riconoscere il proprio intimo essere, l’ “ombra inquieta” che si muove nelle pieghe dell’anima e della storia.
    Il Faber pensatore affronta dunque i temi della borghesia e dell’anarchia come categorie dello spirito, del potere e della costante resistenziale, tra morte, solitudine e natura, tra follia e diversità, per cui l’artista diviene anticorpo del sistema vigente e cantore di bellezza e utopia.
    Laura Tussi

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